martedì 11 luglio 2017

Edgar Allan Poe

Edgar Allan Poe

Il mito Poe

Si è già accennato  alla particolarità della posizione  di Poe alla sua estraneità  nel panorama della letteratura americana del periodo. Tentiamo ora di argomentare questo giudizio. C'è anzitutto  una sua particolarità a livello biografico  che contribuisce  a spostare Poe dal contesto e dai modelli  americani a quelli europei di fine Ottocento. Certo si tratta di  un dato estrinseco ma tuttavia determinante  per la nascita del mito Poe artista maledetto creato dai francesi del secondo Ottocento (Baudelaire, Verlaine ecc.) che in lui vedevano un'anima gemella. Edgar Allan Poe (1809-49) ebbe sin da bambino una vita travagliata rimase orfano ancora lattante. Adottato  crebbe in contrasto perenne con l'ambiente fu espulso dall'università  prima e dall'Accademia militare dopo. Pubblicò nel 1827 il suo primo volume di versi, tentò  varie attività ma perennemente  in preda a crisi depressive cercò conforto nell'alcool. Nel 1840  uscì  la sua prima raccolta di Racconti  successivamente ampliata. Dopo la morte della giovane moglie (1847) visse un periodo di particolare sbandamento e di pietose ricerche di affetto. Due anni dopo morì di delirium tremens nell'ospedale di Baltimora.

Una nuova poetica.

Ma ci sono più sostanziali aspetti che testimoniano  la già accennata estraneità. Basta esaminare la sua concezione della poesia e i racconti.
In aperto contrasto  con tutto l'orientamento romantico europeo che già  quando egli scrive nei saggi  fondamentali  (la filosofia della composizione 1846; Il principio poetico 1850) aveva compiuto la sua parabola e in contrasto altrettanto aperto con la contemporanea poesia civile profetica di Whitman, Poe  enuncia categoricamente un concetto della poesia che sorprende per la sua modernità  una concezione che sarà  nel complesso quella di Mallarmé  e di Valery: Cioè  l'assoluta estraneità della poesia a ogni intento didascalico e morale, la valorizzazione dei dati formali come unica meta del poeta come unico criterio di legittimazione  della poesia in sé. Si spiegano  così gli entusiasmi  di Baudelaire ( alla cui  traduzione di saggi e di racconti è dovuta la conoscenza e l'influenza di Poe nel secondo Ottocento europeo) e dei simbolisti  che ne hanno fatto un loro precursore.
Siffatte posizioni implicavano anche un'attenzione  estrema per la tecnica per i mezzi coi quali metter su una lirica Poe  approdava cioè a un'intellettualizzazione del processo creativo, bandendo ogni principio  di spontaneistica ispirazione.
Tutto questo non è difficile ritrovarlo nei  racconti nei quali Poe si dimostra impareggiabile maestro  proprio perché  il senso di incubo di mistero e di brivido che riesce a creare risulta una sapiente fredda e calcolata  accumulazione di dati. Certo in qualche caso Poe si abbandona alla sua fantasia allucinatoria ( e qui va tenuto conto delle sue alterazioni psichiche) ma generalmente  (rispetto ad Hoffman) quello che  prevale nel suo racconto ne costituisce la caratteristica differenziante è l'abilità il calibrato incastro di elementi  (magari apparentemente secondari) che pagina dopo pagina si accumulano e si  integrano e creano poi quel particolare clima quel particolare effetto. Rara lucidità d'intelletto  spirito analitico rigoroso  e al tempo stesso sottile precisione quasi matematica presiedono invero  all'opera di Edgar Poe assai più che non facciano le sue qualità di intuizione o di fantasia. E' il primo  mito che va sfatato.
Per concludere pur attingendo per certi temi a esempi romantici (il gusto del  tenebroso, l'orrore che respinge e attrae) nel complesso  l'opera di Poe è fuori  dal Romanticismo ed è molto più vicina a forme di arte moderna nelle quali la consapevolezza critica il calibrato uso dei mezzi espressivi il dominio della materia fantastica ed emotiva sono determinanti.

venerdì 26 maggio 2017

Walt Whitman

Walt Whitman

Ad Hawthorne e a Melville non ci sembra azzardato  accostare - sia pure con le precisazioni che tra poco faremo  - Walt Whitman (1819-22). L'accostamento ci sembra legittimato non solo dalla contemporaneità della produzione ma anche  dal fatto che con tutti e tre questi autori  trovano espressione a un livello di dignità artistica, idealità  atteggiamenti, motivi tipici  e autoctoni  della civiltà americana

LA MITIZZAZIONE DELL'AMERICA

Va però subito precisato che mentre Hawthorne  e Melville danno  espressione all'America puritana, al filone di rigorismo religioso che ne caratterizza la formazione, Whitman invece esprime per così dire  l'America giovane, le sue idealità e la sua fisionomia di recente comunità nazionale, crogiolo di  razze e destini, protesa, con l'entusiasmo e  le ingenuità dei neofiti e degli ultimi arrivati, all'edificazione di un mondo nuovo. Whitman anzi  - per quel rapporto osmotico che c'è tra situazione storica e creazione artistica - attinge entusiasmi  e ideali dal momento storico  in cui vive e contemporaneamente li porta  a livello di consapevolezza e d'espressione, ne crea  degli altri  e d elabora un mito destinato ad avere, prima, larga eco e  dopo, (destino dei miti)  clamorose smentite : il mito dell'America immensa  e libera, sconfinata nelle sue praterie  e tumultuosa nelle metropoli, paese di boscaioli, di allevatori di pionieri, ma anche  paese della liberà della democrazia, luogo deputato per la creazione di un nuovo Adamo.
Ma Whitman non fu solo cantore di questi temi civili o collettivi, fu poeta dell'io  della panica comunicazione con la natura. Si realizzavano così in lui contemporaneamente due aspetti due ruoli  del poeta romantico : il poeta-vate, cantore della sua terra, profeta di destini del suo popolo e poeta lirico.
Ma oltre che il mito dell'America  Whitman che era stato tipografo, carpentiere, insegnante, giornalista  ha creato anche un altro mito destinato ad avere anch'esso un  largo seguito  nel costume e non solo letterario  americano : quello di un particolare tipo umano. Descrivendosi infatti ecco la tipizzazione che egli, non senza compiacimento,  dava di sé "ecco finalmente un bardo americano  uno di quegli uomini rudi , grandi, fieri , generosi, gran mangiatori, gran bevitori, grandi allevatori di mandrie, virili e liberi  ne vestire, il volto bruciato dal sole e invaso dalla barba, diritti e solidi sulle gambe....."

LO STILE

E' tutto questo uno stile che rompe clamorosamente con la tradizione metrica americana : in strofe costituite da versi di irregolare lunghezza, in una sorta di prosa ritmata che tante volte per l'empito vitalistico di Whitman a dire tutto diventa magniloquente e pompieristica ma che nei suoi esiti migliori può far pensare alla Bibbia.

giovedì 6 aprile 2017

Herman Melville

Herman Melville 

vita

Fu lo stesso  Melville a dire che la sua università era stata il mare. E sintetizzava felicemente  così l'esperienza  fondamentale che tanta parte avrebbe avuto nella sua produzione. A 17 anni ( era nato a New  York nel 1819) si imbarcò come mozzo e per otto anni  non fece che attraversare gli oceani vivere la vita dei marinai o dei balenieri  con qualche soggiorno nelle isole della Polinesia e qualche avventurosa esperienza ( per qualche mese  restò prigioniero  dei cannibali Typee nelle isole Marchesi).
A queste esperienze si ispirarono le sue prime opere  che  riscossero un largo successo che paradossalmente col Moby Dick (1851)  cominciò a venir meno progressivamente verso i 35 anni - dopo aver scritto tra l'altro  un'opera che è legittimo  considerare immortale  - Melville si ritrovò  in una condizione quasi fallimentare  con assillanti problemi economici  per la sua vita familiare. Riuscì  finalmente a impiegarsi nelle dogane  e trascorse oscuramente il resto della sua vita. Morì nel 1891.

Temi del Moby Dick


Della produzione iniziale basterà qui sottolineare sia l'efficacia descrittiva  con la quale Melville rievocava - abbandonandosi alle impressioni  e ai ricordi autobiografici - forme di vita ed ambienti  esotici, sia  l'importanza che queste  opere hanno come  suggestivo  esempio di quella scoperta dei Mari del Sud nella quale poi si sarebbero  segnalati - come   la critica ha notato _ Stevenson e Kipling. E' piuttosto  sull'opera  fondamentale di Melville il Moby Dick che varrà la pena  soffermarsi. Questa descrizione  di una caccia alla balena sia pure  una balena particolare, una balena bianca, Moby Dick appunto - alla quale il capitano Achab si dedica con tragica ostinazione fino a incontravi la morte assieme al suo equipaggio  in che senso differisce  da un normale  romanzo d'avventure marinaresche ?  Differisce  perché Melville si serve strumentalmente di questa vicenda per esprimere in realtà  un groviglio di problemi  che egli urgentemente  sente in prima persona, ma che  sono anche tipici della cultura americana del limite del finito in cui  la creatura  umana è imprigionata e nel contempo  l'ansia del superamento  e d'infinito  dalla quale è animata l'impari lotta tra l'uomo  fragile e limitato e l'immensa possanza della natura.
E' ovvio che sottolineare l'una o l'altra di queste componenti porta a valutazioni e letture  notevolmente diverse  il poema di Melville  infatti può diventare la moderna versione di un mistero medioevale ( nel quale si scontrano l'Uomo e il Male, con le maiuscole ) o la trasparente  epopea della lotta dei pionieri  per la conquista di un continente per il dominio della natura o ancora una splendida incarnazione dell'eroe romantico prigioniero dei limiti della realtà, ma al quale  la componente puritana ( tipica della cultura americana  e che proprio  in quegli anni trovava espressione in Hawthorne) dà una dimensione  e uno spessore  ideologico  ignori agli esemplari  europei. C'è  tutto questo  nel poema  e c'è  - dal momento che una caratteristica dei capolavori  è la loro  ricchezza polisensa - dell'altro ancora  : il Moby Dick può  anche diventare  l'emblema di un atteggiamento  ideologico, di una oscura coscienza di autodistruzione) volta  a vincere l'impossibile e il mistero. La vicenda di Achab diventerebbe così come ha scritto Matthiessen paradigma  del fato del superuomo senza Dio. E Achab verrebbe rappresentato da Melville con un complesso atteggiamento  d'attrazione e repulsione  insieme che mentre ne sottolinea la sovrumana tensione  eroica ne mette in luce la componente  demoniaca gli inquietanti segni di predestinato  che egli ha persino  nel suo fisico.

Realismo e simbolo


Questo complesso di motivazioni e di significati  e reso da Melville in uno stile  nel quale atteggiamento  realistico  denso di minuziosi particolare e dimensione simbolica si compenetrano ben più  che in Hawthrone. E' indiscutibile che dalle  pagine del Moby Dick vengano fuori marinai veri reali una caccia vera con le giornaliere occupazioni dei marinai descritte con un lessico tecnicamente preciso. Ma ecco  che Melville con una considerazione una similitudine o una sola parola ci fa intuire che dietro  quella solidità  realistica c'è dell'altro. ( Si pensi  alle suggestive  implicazioni che può assumere  il particolare  realistico  della gamba che ad Achab è stata maciullata  in uno scontro  con la balena  e che ora egli ha  sostituito proprio con un osso di balena. O altra annotazione  che introduce un oscuro presagio della tragica fine che  passeggiando Achab sulla tolda della baleniera  con quella gamba la fa rimbombare come una bara.

due racconti esemplari

Non si può concludere senza un rapido accenno  almeno a due racconti fondamentali  nella produzione di Melville. Il primo  è Billy Budd, la storia di un giovane marinaio  che, accusato ingiustamente  viene impiccato sulla nave dove è imbarcato  ( che si chiama proprio "i diritti dell'uomo) è l'eterno  scontro fra innocenza e ingiustizia, l'amara accettazione della sconfitta.
Il secondo è Bartleby la storia  di un modesto scrivano che a chi gli ordina o consiglia  di far qualcosa  persino a chi vorrebbe indurlo  a muoversi dalla sedia rispond
e stanco ma fermo  : preferirei di no ". E l'approdo  ultimo di Melville "L'uomo che per anni aveva corso  il mari della terra e indagato tra le nebbie della saggezza in quel tranquillo  umile quasi supplichevole rifiuto  di scostarsi sia pure di un passo dalla regola quotidiana d'una vita dalla quale sia escluso  ogni imprevisto.

martedì 28 marzo 2017

Nathaniel Hawthorne

Nathaniel Hawthorne

Vita

Hawthorne nacque nel 1804 da una famiglia che discendeva dai primi coloni puritani della Nuova Inghilterra : tra i suoi antenati c'era stato un severo giudice che si era distinto ai tempi dei processi alle streghe. Rimasto  orfano di padre visse in una sorta di clausura domestica dominata dalla madre che lo iniziò alla conoscenza  e al culto delle tradizioni puritane. Tra i fatti notevoli della sua vita: un periodo  trascorso alla Brook Farm dei trascendentalisti la sua intensa amicizia con Melville la carica di console americano in Inghilterra dal 1853 al 1857 un soggiorno di due anni in Italia morì nel 1864.

Fra condanna e difesa

L'opera fondamentale  di Hawthorne è la lettera scarlatta  1850  e su di essa centreremo l'attenzione  non perché le altre  opere siano secondarie anzi I Racconti narrati due volte (1837) o La casa delle sette torri (1851) meriterebbero  più che un cenno) ma perché tendenze formali  e impostazioni ideologiche in esser presenti trovano, in questo romanzo, la loro più matura espressione: Con un certo schematismo  si potrebbe dire che il problema di fondo di Hawthrone  è la conflittuale posizione rispetto alla tradizione familiare e culturale nella  quale si era formato : tradizione puritana, dominata dall'ossessionante meditazione sul pecceto e sul male connaturato all'uomo " caduto". Si tratta di  quella severa e pessimistica visione del mondo che risale a Calvino  e che attraverso i puritani inglesi fuoriusciti dalla passata nella Nuova Inghilterra. Hawthrone viene a contatto con atteggiamenti  ideologici meno angosciosi : per Thoreau o Emerson  la natura  è la sola amica dell'uomo....

affannarsi sui problemi del peccato della predestinazione della dannazione è inutile : tali problemi  come Emerson scriveva nelle Spiritual Laws  non gettano la loro ombra sul cammino di chi non sia uscito dalla propria strada per  cercarli. Sono gli orecchioni e il morbillo dell'anima.
E tuttavia questi contatti non bastano a liberare Hawthrone dalla tradizione nella quale si è formato  ne deriva perciò  un atteggiamento  aggrovigliato, difficile da definire sul piano critico e concettuale. Nella storia dell'adultera  che la crudele severità morale della comunità puritana costringe ad andare in giro con l'iniziale della sula colpa (la lettera A) ben visibile sul suo vestito  d del suo compagno di colpa il giovane pastore Dimmesdale, Hawthrone oscilla fra condanna e difesa fra la legittimazione della naturale forza della passione e la tesi della necessità di espiazione come unica strada perché la creatura umana, nell'accettazione del proprio peccato  conquisti la propria identità.
Si aggiunga che per l'intensità con la quale viveva il problema religioso Hawthrones sentiva nei riguardi della sua attività di romanziere un vero e proprio complesso di colpa: basta ricordare le parole che nella prefazione della Lettera attribuisce ai suoi antenati. Chi è mormora l'ombra grigia di un mio antenato all'altra. Uno scrittore di racconti ! Quale occupazione è mai questa?  Qual modo di glorificare Dio  o di rendersi utile nel corso della propria esistenza all'umanità? E' mai possibile ? Tanto  valeva che lo sciagurato avesse fatto il suonatore ambulante !

Una dimensione romantica

Una disposizione così complessa da parte dell'autore nei riguardi della materia da narrare e d'altra parte una materia già di per sè  densa di temi altri e tragici la passione la colpa il rimorso , danno luogo a un'opera che si snoda col movimento implacabile di una tragedia raciniana centrata su  un'analisi psicologica su un sottile  gioco di corrispondenze simboliche fra i protagonisti  e la natura e la realtà circostante.
Se aspetto basilare del romanticismo  è la scoperta dell'interiorità conflittuale è logico considerare la lettera scarlatta come una delle prove più alte e mature di questa stagione letteraria

lunedì 27 marzo 2017

Romanticismo americano - motivi e protagonisti

Romanticismo americano - motivi e protagonisti


Dati specifici e linee di un panorama


I primi  puritani che nel Seicento  esuli  dall'Inghilterra insanguinata dalle lotte religiose sbarcarono sul continente americano non avevano molti libri fra le poche cose  che si portavano dietro uno  però sicuramente : La Bibbia molto  probabilmente ne aggiunsero un altro : il Robinson Crusoe che del mondo da cui provenivano aveva sintetizzato come abbiamo visto i valori positivi.

Religiosità e spirito di avventura 

Emblematicamente ci sono in questi testi due componenti di fondo  dell'anima americana che nelle svolgimento della storia civile e letteraria via via si paleseranno : la componente  religiosa in una particolare accezione di rigorismo puritano di calvinistica serietà  (era la matrice ideologica nella quale si erano formati in Inghilterra i padri dei futuri coloni ) e ala componente avventuroso agonistica che nel  caso specifico ( un continente immenso  da scoprire e dominare) trovava le migliori condizioni per estrinsecarsi.
Non possiamo  qui ripercorrere le varie tappe  letterarie del nuovo mondo  sino a metà Ottocento. Basterà dire che la prima componente dà luogo  fin dall'inizio dell'immigrazione ad una letteratura didattica di contenuto religioso  devozionale ( sermoni  moralità ecc.)  e specialmente in quella Nuova Inghilterra nella cui tradizione si formerà Haewthorne, che proprio  da una risentita ansia religiosa  sarà animata nella sua opera. E la seconda componente dopo aver trovato espressione nei romanzi di frontiera di Feminore Cooper (1789-1851) permea di sé tanta produzione incentrata sulla lotta con la natura e sul rischio  e nel periodo che ci interessa torva le sue migliori espressione in tanta parte della poesia di Withman e nel Moby Dick  dove però  si fonde con la componente religiosa: l'avventura la sfida alla natura si dilata nei suoi significati  diventa simbolo. Nella produzione  di questi cento e che esauriremo  singolarmente fra poco non è difficile  riscontrare suggestioni scavo psicologico il rapporto protagonista-natura. Tutto questo però viene assorbito  e fuso all'interno di quelle che sono le due suddette componenti  autoctone tipiche della tradizione americana.

Il trascendentalismo

Alle quali va aggiunta un'altra esperienza della cultura americana di quegli anni il trascendentalismo  è più  una fede che una filosofia ma una fede senza chiese e senza dogmi nella quale confluivano un generico idealismo che si rifaceva a grani linee a Platone e a Kant. L'affermazione della profonda rispondenza del micro individualismo spinto in alcuni del maggiori rappresentanti all'estremo  un'imprecisa aspirazione in alcuni a creare un'organizzazione sociale basata su principi  di assoluta uguaglianza di diritti e di doveri. Va sottolineato il fondamentale ottimismo dei trascendentalisti  la loro reazione al rigorismo calvinista in nome di una più fiduciosa presenza di Dio nell'uomo e nella natura nella quale vedono emblemi e significazioni del Divino. I rappresentanti più autorevoli del movimento furono Ralph  Waldo Emerson (1803- 1882) che nelle  sue opere (uomini rappresentativi 1850  Poesie 1847) riprendendo nella celebrazione della natura, Rousseau e i   laghisti inglesi ed esaltando  con un linguaggio lirico l'affermazione di un sempre più alto  individualismo si lega alla cultura romantica europea. Henry  David Thoreau( 1817-1862) che con gli atteggiamenti pratici  e con gli scritti ( Walden o la vita nei boschi 1854. La disobbedienza civile)  propagandò una forma estrema di affermazione dell'io  di assoluta libertà e di rifiuto degli obblighi che la vita associata impone. Riscoperto  dai movimenti giovanili non solo americani.
Solo se ci si sofferma sul trascendentalismo  si possono intendere certi aspetti degli artisti  del rinascimento americano. Si pensi  all'esaltazione dell'individuo  tema di fondo di Melville e di Withman all'operoso ottimismo di quest'ultimo al tentativo di Hawthrorne e di Melville a scoprire nel reale una trama di significazioni simboliche.

Michail Lermontov - romanticismo russo

Michail Lermontov

Puskin superò dopo le esperienze iniziali i miti romantici e byroniani e con una personalissima  soluzione nell'Eugenio  Oneghin riuscì a rappresentare in controluce in un difficile equilibrio  tra adesione e ironia, l'eroe romantico  e il se stesso che una volta si era atteggiato a eroe romantico . Lermontov invece non uscì  da quei moduli e dal sentire romantico: li visse sul piano  biografico (1814 - 41) e li descrisse a livello artistico  con un'intensità  e un'adesione che fanno  di lui il più emblematico artista romantico della letteratura russa.

Tre situazioni romantiche

L'adesione di Lermontov alla tematica romantica si realizza nella presentazione di tre condizioni umane riportabili tutte entro le suggestioni  dei più rappresentativi esempi europei: quella del demone quella del solitario  che per il disprezzo verso i suoi simi li e  per la logorante autoanalisi  si è ridotto a una condizione di aridità e incapacità di adesione della vita. Quella del prigioniero che costretto  a una vita non sua riesce però ad evadere e a vivere almeno per un momento  in una dimensione di liberà e autenticità.
La prima è rappresentata nel poema Il demone pubblicato postumo  ma già completato nel 1838 nel contesto paesistico della natura caucasica mirabilmente rappresentata si inserisce la storia di questo demone (soprannaturale incarnazione del male  angelo caduto solitario e triste)  del suo amore  per la bellissima  Tamara della quale con il suo bacio di morte  provoca la fine. Più che la vicenda conta in questa opera la ripresa a tutto volume  di quel filone demoniache che, fatto di suggestioni ribellistiche che d  Satana miltoniano erano passate a Byron) e di contaminazioni tra fascino del male e ansie di assoluto  sarebbe poi arrivato  sino al Decadentismo.
La seconda ha il suo testo in Un eroe del nostro tempo (184o), una raccolta  di cinque racconti incentrati  sulle vicende e sulle diaristiche annotazione di Pecorin, deluso e triste, lucido giudice  della sua incapacità  di affetti, che a conclusione di una delle sue pagine  annota : val la pena vivere ? Eppure si vive; così  per curiosità, aspettando  qualche cosa di nuovo. E' ridicolo., irrita.
Ne Il Novizio (1840) trova espressione la terza delle situazioni accennate: siamo sempre nell'ambito di  orientamenti e gusti romantici  ma al posto della tenebrosità  del Demone o  dell'analisi del fallimento esistenziale  di Pecorin qui ci sono il tormento di una vita  sentita come il carcere l'ansia di libertà  la fugace  e pur intensa realizzazione di questa liberà motivi nei quali Lemortov raggiunge risultati  altamente suggestivi.

aleksandr puskin - romanticismo russo

alksandr puskin

Nato a Mosca nel 1799 da una famiglia nobile viene in questa città la seconda parte della sua vita dal 1826 al 1800 37. Precedentemente aveva avuto due periodi di esilio due punti il primo nel 1820 per certi componimenti rivoluzionari, il secondo nel 1823 per non l'ho scritto favorevole all'ateismo. Morì in un duello che aveva affrontato pettegolezzi riguardante la situazione coniugale nel 1837.

Una dimensione nazionalpopolare

  il fatto caratterizzante della personalità di Puskin e il suo significato nella storia della letteratura russa consistono nel ampio arco di atteggiamenti riscontrabili nella sua produzione e nella prova con le sue opere più significative, soluzioni orientamenti che aprono la via alla grande stagione del realismo russo. Per le sue prime opere specialmente IL prigioniero del Caucaso  i fratelli Masnadieri gli specialisti parlano non solo di suggestioni byroniane ma addirittura di un certo clima di sturm und Drang. Contemporaneamente  Puskin si dedica alla lirica e qui raggiunge risultati  di un equilibrio e di una purezza formale addirittura apollinei  non c'è  traduzione  che possa rendere l'incanto della poesia  e ed è per questa ragione  che il più grande poeta resta un illustre sconosciuto per uno straniero. L'Eugenio Oneghin segna quasi uno spartiacque nella produzione di Puskin poiché registra un distanziamento ironico non superamento delle iniziali posizioni e romantico byroniani e l'adozione di un realismo lirico nella descrizione di vari aspetti della vita russa su questa strada prenderà le sue prove migliori. Ricordiamo fra le sue opere il poema Poltava 1829 nel quale al componente lirica si unisce la dimensione  epica tutti sottesi da cordiale attenzione il mondo popolare russo. Il risalto estetico dei racconti nasce dalla scarna semplicità dei personaggi dalla naturalezza dei sentimenti della validità delle scene degli sfondi due punti per questa qualità i racconti sono capolavori anche quando lo schema narrativo si conclude negli incastri un po' forzati di certi finali prestigiosi conformi del resto al gusto della novellistica Popolare.
 La figlia del capitano è di tutta questa sua produzione l'ultima opera la più nota due punti sullo sfondo dell'epoca di Caterina II Puskin narra, attingendo frequentemente toni di epica intensità la rivolta di Pugacev.
Oltre al valore artistico di quest'opera è opportuno sottolineare che la sua influenza si fece sentire su tutte quelle che furono le cronache familiari sotto forma di romanzo nella letteratura russa fino a Guerra e Pace di Tolstoj. Richiamiamo alla  mente la varietà degli spiriti e delle forme che anima tutta la produzione di Puskin due punti la sua opera di assimilazione dei motivi letterari dell'Occidente e poi il loro superamento. Le sue prove narrative realistiche ed epiche e l'influenza che esercitarono sul Turgenev e Gogol su Goncarov e Tolstoj. Il suo legame  con le tradizioni il folklore l'anima russa che ne ha fatto un plausibile esempio di poeta nazionalpopolare sarà chiaro da ciò perché per unanime riconoscimento E' con  Puskin che comincia la letteratura russa moderna.